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L'imponente
facciata a torre fu costruita a partire dal 1702 e completata, nel
coronamento finale, solo nel 1834. Una scenografica scalinata di 164
gradini, aggiunta dal gesuita Francesco Di Marco nel 1818, conduce
ai cinque portali del tempio. La parte della scalinata sotto strada
fu progettata nel 1874 dall'architetto Alessandro Cappellani Judica.
Misterioso rimane il nome dell'autore del progetto originario
settecentesco della facciata, anche se indicazioni ricavate da
attenti studi inducono a pensare, anche in considerazione della
lunga durata dei lavori, ad una rielaborazione continua ad opera dei
più validi architetti del Settecento isolano (fra i quali Rosario
Gagliardi e Paolo Labisi di Noto verso la metà del Settecento),
sicuramente non superficiali conoscitori dello stile Barocco
italiano ed anche europeo.
L'interno della chiesa è a cinque navate, con 22 colonne sormontate
da capitelli corinzi. Il tempio è dedicato ai martiri San Giorgio e
Ippolito, e fra le navate vi si possono ammirare un grandioso organo
con 4 tastiere, 130 registri e 5000 canne, perfettamente
funzionante,costruito tra il 1885 e il 1888 da Allieri Casimiro; un
dipinto di scuola toscana, L'Assunta del tardo-manierista fiorentino
Filippo Paladini (1610); una deliziosa pittura naif su legno, La
Natività di Carlo Cane, del Seicento; una stupenda statua marmorea
di scuola gaginiana, la Madonna della Neve della bottega di Mancini
e Berrettaro, del 1511; il grandioso polittico dell'altare maggiore,
composto da ben 10 tavole, dipinte forse dal messinese Girolamo
Alibrandi nel 1513, e raffiguranti le scene della Sacra Famiglia e
della vita di Gesù, dalla nascita fino alla Resurrezione e
all'Ascensione, oltre a 2 riquadri con le classiche iconografie dei
due santi cavalieri, San Giorgio che sconfigge il Drago, e San
Martino che divide il proprio mantello con Gesù, che gli si presenta
sotto le vesti di un povero accattone. La datazione e l'autore del
polittico, contestati per la difficile lettura della terza cifra
sulla gamba del cavallo di San Martino, sembrano avvalorati dal
fatto che Girolamo Alibrandi, oltre ad essere contemporaneo e
concittadino, era anche cognato di Giovanni Resalibra da Messina,
l'abile intarsiatore ed indoratore delle cornici e dell'intera
tribuna che contiene le 10 pale che compongono il polittico. Nessun
dubbio che l'autore del Polittico di San Giorgio sia stato Girolamo
Alibrandi (1470-1524, noto come il Raffaello di Sicilia) ebbe mai lo
storico dell'arte Gioacchino Di Marzo (1839-1916), il quale adduceva
come prove, oltre alla datazione, anche l'affinità di stile che la
Presentazione di Gesù al Tempio (una delle dieci tele di Modica),
presenta con il famoso dipinto della Presentazione al Tempio
eseguito nel 1519 dall'Alibrandi per la Compagnia della Candelora in
Messina, oggi esposto presso il Museo Nazionale della stessa città.
Peraltro possiamo aggiungere che l'ipotesi che un tale capolavoro
pittorico possa essere attribuito, come fanno alcuni, al pittore
(nativo di Modica?) Bernardino Niger o Nigro(1558-1590), leggendo la
data sulla gamba del cavallo come 1573, è resa poco verosimile sia
dalla giovanissima età, 15 anni, che il Niger avrebbe avuto al
compimento di un tale grandioso polittico, sia al fatto che questo
pittore risulta aver operato in Sicilia sul finire della sua vita e
carriera artistica, quando nel 1588 dipinse la tela di S. Agata al
rogonella Chiesa di S. Agata al Carcere di Catania. |